Dal 30 settembre 2026 le forze di polizia italiane dovranno rispettare regole più stringenti per l’uso dell’intelligenza artificiale, in particolare per il riconoscimento facciale e l’identificazione biometrica negli spazi pubblici. Lo stabilisce il Decreto legislativo 9 settembre 2026, n. 160, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 settembre 2026, che adegua l’ordinamento nazionale al Regolamento UE 2024/1689 (l’AI Act) per le attività di polizia e la responsabilità civile e penale connessa all’uso dell’IA.
Il provvedimento non si limita alle forze dell’ordine: introduce anche un nuovo reato per chiunque, progettando o utilizzando sistemi di IA ad alto rischio, ometta le misure di sicurezza tecniche o di sorveglianza umana richieste dalla normativa europea. Una novità che tocca da vicino anche le pubbliche amministrazioni che si affidano all’intelligenza artificiale per compiti sensibili, dalla videosorveglianza “intelligente” alla gestione di banche dati.
Chi è coinvolto: forze di polizia sì, ma non solo
Il decreto si applica in via diretta alla Polizia di Stato, ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza. La polizia locale resta invece esclusa: continua a essere disciplinata dalla legge 65/1986, in attesa della riforma approvata dalla Camera il 14 maggio 2026 e ora all’esame del Senato. Per i Comuni la questione non è teorica: molti impianti di videosorveglianza comunale sono integrati con le forze di polizia statali nell’ambito dei patti per la sicurezza urbana, e il nuovo reato di omessa messa in sicurezza dei sistemi di IA ad alto rischio si applica, in linea di principio, a chiunque progetti o utilizzi tali sistemi, ente pubblico incluso.
Cosa prevede il decreto: riconoscimento biometrico e nuovo reato
Il testo introduce l’articolo 437-bis del codice penale, che punisce con la reclusione la mancata adozione delle misure di sicurezza sui sistemi di IA ad alto rischio, con pena aggravata se il pericolo riguarda la sicurezza dello Stato. L’identificazione biometrica remota in tempo reale resta vietata come regola generale, ammessa solo in casi eccezionali – persone scomparse, minacce gravi e imminenti, reati di particolare gravità – previa autorizzazione giudiziaria e divieto di raccogliere immagini in modo massivo. Il riconoscimento facciale “a posteriori”, cioè il confronto tra il volto di un sospettato e un archivio di immagini già acquisite, richiede invece l’autorizzazione del giudice per le indagini preliminari su richiesta del pubblico ministero, con termini stretti per la richiesta e la decisione, pena la cancellazione dei dati.
La posizione del Garante e cosa cambia nella pratica
Pochi giorni prima della pubblicazione del decreto, il Garante per la protezione dei dati personali aveva chiesto pubblicamente “limiti e garanzie adeguate” sull’uso dell’IA per il riconoscimento facciale, per evitare che diventi uno strumento di sorveglianza massiva e per contenere il rischio di falsi positivi e discriminazioni. Per i Comuni che gestiscono sistemi di videosorveglianza con funzioni biometriche, il messaggio è chiaro: anche in attesa che la riforma della polizia locale estenda queste regole ai corpi municipali, i principi di minimizzazione, autorizzazione giudiziaria e cancellazione dei dati vanno già considerati lo standard di riferimento per ogni progetto di “smart city” che coinvolga dati biometrici.
Checklist operativa per Comuni ed enti pubblici
- Verificare se gli impianti di videosorveglianza comunale, esistenti o in appalto, includono funzioni di riconoscimento facciale o identificazione biometrica.
- Controllare se sono integrati con le forze di polizia statali nei patti per la sicurezza urbana e, in tal caso, applicare da subito le regole su autorizzazione giudiziaria e cancellazione dei dati.
- Aggiornare la DPIA per ogni sistema di IA ad alto rischio, documentando le misure di sicurezza e di sorveglianza umana adottate.
- Coinvolgere il DPO prima di ogni nuovo appalto o adozione di sistemi di IA per sicurezza urbana o gestione dati.
- Monitorare l’iter della riforma della polizia locale al Senato, per anticipare l’estensione delle nuove regole ai corpi municipali.
